Iniziamo un viaggio alla scoperta delle banche popolari. E cominciamo con la Banca Popolare del Lazio: lo spunto ci arriva da una richiesta di aiuto che ricevo da un risparmiatore della Banca Popolare del Lazio.

Si tratta di un pensionato, da circa sei anni possessore di azioni di questa banca. Sappiamo bene come certi direttori sappiano essere convincenti a promuovere l’acquisto di titoli a persone che non hanno il giusto profilo. Ma tant’è.
Le azioni nel frattempo avevano perso parte del loro valore, da trentamila euro sono scese a ventiquattromila. Il signore, settantacinquenne e con una disabilità, sperava di poterle riscattare, ma gli viene spiegato che avrebbe dovuto aspettare che le sue azioni fossero ricomprate, con il risultato che il signore in questione, ogni due mesi si vede costretto a riproporre la vendita, senza mai poter rientrare in possesso dei suoi risparmi. Ci sarebbe da chiedersi se il signore fosse stato ben informato sul tipo di contratto che stava firmando.

Ovviamente occorre dire che le azioni bancarie delle piccole banche non quotate solitamente dovrebbero essere ricomprate dalle banche stesse o da nuovi soci. Il guaio è che negli ultimi anni il riacquisto è diventato merce rara. Colpa di un mix di elementi: da una parte le banche sono state costrette (a seguito delle nuove direttive della Bce) ad un costante rafforzamento dei requisiti patrimoniali, e ciò ha ridotto la capacità di assorbire le azioni dei piccoli soci. Dall’altra è aumentata la pressione in vendita delle azioni da parte dei soci stessi, intimoriti dai crack bancari e dalle novità del bail-in, che prevede che le azioni siano strumenti da colpire in caso di risoluzione della banca stessa. La combinazione di tutto questo ha portato in molti casi a una reale impossibilità di disinvestimento per i piccoli soci.

Ma la storia non finisce qui, perché, a seguito delle richieste del signore di poter rientrare in possesso dei suoi soldi, quanto mai necessari per una vecchiaia più serena, la proposta che si sente fare è quella di chiedere un prestito alla banca a tasso agevolato. Un procedura quanto mai scorretta, ci viene da pensare. Una specie di “operazione baciata”. La banca infatti utilizzerebbe le azioni a valore originario per metterle a garanzia di un prestito. Il problema è che se poi la banca dovesse avere problemi, con le conseguenze che ormai tutti conosciamo, il signore si troverebbe scoperto da due lati. Le azioni perderebbero ancora di più di valore, o addirittura potrebbero azzerarsi e rischierebbe inoltre l’ insolvenza del prestito. Condizione questa che è stata ad esempio molto diffusa nelle ex banche popolari venete. Insomma, ci viene da pensare, il lupo perde il pelo ma non il vizio, e certe scorrettezze sembrano essere all’ordine del giorno.

Qui probabilmente ci troviamo di fronte ad un caso di “misseling” (vendita fraudolenta di prodotti finanziari), perché, senza entrare troppo nel tecnico e nello specifico, le azioni non quotate in borsa di una determinata banca, come quelle del signore sono titoli azionari attraverso i quali il compratore diventa socio della stessa e con la quale vendita la banca si auto finanzia. In termini tecnici, esse sono definite come dei titoli illiquidi, cioè dei prodotti finanziari, che non sono facilmente liquidabili e svincolabili dall’acquirente. Se, infatti, le normali azioni quotate possono essere vendute in qualsiasi momento, per queste non è possibile. Quindi se la banca emittente, successivamente al tuo acquisto, si dovesse avviare al default, cioè al fallimento, non potrai far altro che assistere al tuo capitale che svanisce….

Ci auguriamo davvero che non sia così, anche se, cercando informazioni in rete della Banca Popolare del Lazio scopriamo che recentemente è stata attenzionata da Banca d’Italia. Nella stampa si riporta infatti della presenza di un nutrito gruppo di ispettori della Banca D’Italia all’interno della Banca Popolare del Lazio con sede a Velletri per tutta la prima metà del 2018 dove è stato poi stilato un verbale che bacchetterebbe pesantemente la Governance ed il Collegio sindacale dell’istituto di credito.

Nel verbale stilato dagli ispettori della Banca d’Italia si fa riferimento ad un episodio in particolare: affidamenti per oltre un milione e seicentomila euro ad una società che operava al di fuori del territorio naturale della Banca Popolare del Lazio, priva di beni immobili e di quel minimo di garanzie che al contrario vengono rigorosamente richieste a tutti i piccoli risparmiatori. Ovviamente.. prestito mai restituito.

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