La storia che stiamo per raccontarvi non parla solo di una mamma a cui  è stata portata via, senza apparente motivo, la sua unica figlia, ma suggerisce anche l’inquietante ipotesi di un conflitto di interessi nella gestione dell’affido.
Non siamo a Bibbiano ma nel Lazio. La mamma, antropologo medico, seguita dall’avvocato Fernando Ciurlia, ci racconta che sua figlia da ben sette mesi, vive in casa famiglia senza motivo alcuno, tanto che presenta un esposto contro i servizi sociali, ai loro ordini regionali e nazionali che infatti aprono un’indagine di controllo. Ci racconta che, dopo la conclusione del suo matrimonio, i servizi sociali hanno permesso, non opponendosi, che sua figlia vivesse in totale stato di abbandono per oltre un anno presso il domicilio paterno, ignorando tra l’altro il decreto di un tribunale che riteneva il padre non “all’altezza del compito genitoriale”. In un anno la ragazzina, senza la vigilanza attenta del padre, diventa irriconoscibile: si infligge lesioni per ben tre volte (taglio di un polso e ustioni); il suo stato psicologico è “devastato” come riferisce la terapeuta consultata dalla madre (atteggiamenti autistici, psicosi, alienazione dalla realtà, aggressività incontrollata) arrivando persino a rifiutare ogni contatto con la mamma, che pur ha sempre provveduto attentamente a lei, come possiamo anche dedurre dal fascicolo del’intera vicenda.
Il mio articolo intero qui:
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