Due istituti su tre tra quelli minori rischiano il crack. Si tratta per lo più di banche di credito cooperativo, banche popolari e società per azioni. A rivelarlo è uno studio di Mediobanca, che ha messo in rapporto le sofferenze con il patrimonio netto tangibile, scoprendo addirittura che in alcuni casi i crediti deteriorati (che per semplificare potremo definire i prestiti fatti ad aziende che non li hanno restituiti) arrivano a valere quasi 8 volte il capitale della banca. Eppure, a parte le urla, i fischietti e gli striscioni di chi si è trovato in mutande dopo il “geniale” decreto salva banche e dopo l’iniziale clamore mediatico, per il resto sul tema banche regna un silenzio assordante.

Eppure in realtà è un po' come stare in un campo minato: il peso dei crediti in sofferenza mina tanti altri istituti bancari, e anche senza aspettare il crac di Banca Etruria e co, troppe banche, soprattutto quelle a vocazione locale apparivano chiaramente colluse con i partiti, che se ne sono serviti come strumenti per i loro interessi affaristici-propagandistici.

Ricordo perfettamente la campagna elettorale del Pd di qualche anno fa in un Comune toscano, dove a sostenere il candidato di turno venne il presidente della Regione Toscana in persona, che, neppure troppo velatamente utilizzava Mps come strumento di ricatto per convincere gli elettori sull’opportunità di votare un “loro” candidato che di certo avrebbe avuto l’appoggio della loro gang politica, armata del portafoglio personale Mps. Riprendo testualmente l’articolo che uscì dopo l’incontro pubblico in un giornale locale: “Enrico Rossi, di fronte ad un centinaio di persone, ha sottolineato l’impegno della Regione (che evidentemente non ci sarebbe stato in caso di vittoria dell’altro candidato ) per la conclusione dei lavori delle piscine x , l’impegno per la ricapitalizzazione della società Y , in perfetto e totale accordo con l’AD del Monte dei Paschi Fabrizio Viola”.
Ricordo che la cosa mi risultò abbastanza fastidiosa, eppure sembrava la cosa più naturale del mondo. Con il senno di poi, oggi sappiamo perfettamente che la commistione tra banche, politica e affari ha divorato Monte dei Paschi e tanti altri istituti.
Oggi però c’è la novità dell’entrata in vigore di una normativa europea che impone alla Banca di salvarsi da sola senza più aiuti di Stato, (il che significa attingendo ai nostri risparmi). E francamente ritengo che come risparmiatori dovremo saggiamente prendere a calci in culo il rappresentante di un’istituzione che utilizza, insieme al suo partito, una Banca per fare campagna elettorale.
Ma non ci sono solo le mafie politiche, in Italia abbiamo un organo di controllo degli istituti bancari che in realtà non controlla, ….
Ecco, questo, volendo semplificare al massimo, il panorama del sistema bancario italiano. E Padoan che fa? Continua a ripetere il mantra delle banche sicure, che abbiamo un’immagine distorta, che il sistema bancario è solido, e altre favolette da imbonitore.
Le azioni del governo sono ancora lontane da poter dare nuovo slancio al tessuto economico delle piccole imprese.
Il sistema bancario e quindi l’economia vanno a rotoli? Uno potrebbe pensare che occorra cambiare regime, che si faccia una volta per tutte chiarezza sull’utilità di un organo costoso (e inutile) come Banca d’Italia, che si moltiplichino i controlli, che si inaspriscano le pene contro i reati bancari e che come minimo i vertici delle banche non siano nominati dalla politica… niente di tutto questo. La soluzione per il Governo sono le lezioncine di finanza agli italiani.. che è un pò come risolvere il problema di una diga che sta per straripare mettendo i braccioli ai confinanti.

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