E quindi nel bel mezzo di una pandemia che sta mettendo il nostro Paese in ginocchio, fisicamente, moralmente ed economicamente, la priorità del governo è quella di costituire un pool antibufale, con una commissione di esperti.
Virologi e medici? No, professori e giornalisti, di evidente emanazione politica tra l’altro, pronti ad intercettare le notizie false in merito al virus. Un team privo di competenze scientifiche che, dall’alto della cattedra costruita dal sottosegretario Martella, deciderà la fondatezza o meno delle informazioni su una malattia nuova, poco conosciuta persino dalla comunità scientifica, che recentemente ha espresso pareri diametralmente opposti riguardo la sua natura.
Ma tralasciando le modalità con cui è stato scelto il team, (modalità che non ha contemplato il coinvolgimento di tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento) ci domandiamo se nella marea delle fake, i nuovi paladini della verità scoveranno anche tutte le bufale sostenute a suon di campagne ministeriali dal Governo stesso, che adesso si erge a censore.
Perchè, come è facile da comprendere, le fake più pericolose sono proprio quelle nascoste nelle “comunicazioni ufficiali”, come quando un rassicurante Michele Mirabella tranquillizzava gli italiani dal sito del ministero della Salute con un video in cui sosteneva che “l’infezione da coronavirus colpisce le vie respiratorie, ma il contagio non è affatto facile”.
Nel frattempo,poco prima che l’Italia entrasse nel lockdown, il popolo della sinistra si impegnava con ogni mezzo a gridare contro il fascismo, evocando il razzismo e tacciando di sciacallaggio la destra, che invece richiedeva misure di sicurezza.
E allora giù ad abbracciare cinesi, mangiare involtini primavera, opponendosi in qualsiasi maniera alle quarantene invocate dai governatori delle regioni del nord, che, dopo le notizie allarmanti arrivate dalla Cina, dove il virus seminava già morte e distruzione, avevano chiesto che i bambini di qualsiasi nazionalità, di ritorno dalla Cina, venissero messi in quarantena per il pericolo di contagio. “Sciacalli” ripetevano in coro dalla Lorenzin alla Micheli! “Basta misurare la temperatura agli aeroporti”, dicevano, quando in realtà l’infezione può essere presente senza febbre.
“Il passo dalla paura al razzismo è brevissimo” sentenziava Fiano il 4 febbraio dalle pagine di Globalist:”In questi giorni del Coronavirus ci sono solo alcuni che possono dirci cosa fare: sono le autorità sanitarie, i ricercatori, i medici, gli scienziati. Non i governatori leghisti delle regioni. È una battaglia della razionalità contro l’irrazionalità. No alla psicosi, no alle fake news, no alla discriminazione dei cinesi”.
Solo un giorno prima, Zingaretti, chiamato a commentare l’emergenza Coronavirus durante la trasmissione l’Aria che Tira, ridacchiava con il fare di chi la sa lunga “i malati di influenza stagionale sono di più!” ironizzando sull’eccesso di allarmismo, ed il 27 febbraio, sfidando il panico che si era diffuso, organizzava un aperitivo pubblico a Milano sulla scia dell’iniziativa #Milanononsiferma promossa dal Partito Democratico milanese. Dieci giorni dopo risultava positivo al Coronavirus.
“Niente panico e nessun allarmismo!” invocava il Premier Conte il 21 febbraio da tutte le testate giornalistiche, “abbiamo tutto sotto controllo e siamo pronti a gestire qualsiasi emergenza” diceva in coro con il Ministro alla Sanità Speranza. Solo due settimane dopo il nostro Paese entrava nelle classifiche più nere della storia: l’Italia da sola aveva già più morti di Coronavirus di tutto il resto del mondo.
E come se la rideva Enrico Mentana il pioniere delle “antibufale” che il 24 Febbraio dalla sua pagina Facebook sbeffeggiava sarcastico i cittadini milanesi che per paura del virus uscivano già con le mascherine: “tra allarme e psicosi, le giornate del grande isolamento di Milano” titolava, continuando “mi chiamano dal sud e pensano che sia Cernobyl”.
IL 26 febbraio Pierluigi Bersani ospite di Mario Giordano, nello studio di Fuori dal coro esordiva: «Io non sono un virologo, ma ragiono», preannunciava creando certe aspettative. “Mi viene il dubbio che il virus ce l’avessimo già in casa prima che noi corressimo dietro ai cinesi “.
Chissà poi se il team antibufale provvederà a censire anche alcuni dei suoi membri.
Francesco Piccinini ad esempio fa parte del team. Direttore di Fanpage.it è uno che ogni 3 mesi partecipa e modera gli incontri di Potere al Popolo. Alcuni servizi di Fanpage su famiglie arcobaleno e immigrazione non sembrano avere molto a che fare con il giornalismo, quanto con vere e proprie campagne politiche di sensibilizzazione. E di campagne se ne intende, come quella che realizzò e diffuse il 5 febbraio: “abbracciami non sono un virus“, dove una ragazza cinese, in giro per Milano chiedeva di essere abbracciata. Operazione pubblicitaria che, per ragioni ideologiche ha messo sicuramente a rischio la salute dei cittadini, incentivando gli abbracci (a cittadini cinesi e non).
E che dire di Roberta Villa, altra componente della Task Force, che tra un iniziativa di Europa+ e l’altra, posta su Facebook a commento del contagio di Bertolaso” Ma pensa! con tutte le loro mascherine”…. ironizzando sull’utilizzo delle mascherine voluto dal governatore della Lombardia.

Infine Riccardo Luna, altro paladino del vero che cura su Repubblica una rubrica,
Nel 2011 partecipa alla Leopolda e poi viene nominato, da Renzi, nel 2014 Digital Champions . Il 28 febbraio su Repubblica pubblica un articolo dal titolo: “ Terapia anti panico 5, come funziona la paura ” il cui senso è che quello del Coronavirus è panico mediatico. Muoiono persone, è vero, ma non più che per altre cause e malattie. Quindi non ci dobbiamo fermare per un problema più mediatico che reale. Ecco stralci dell’articolo: “Siamo nel pieno di un attacco di panico collettivo. E mentre medici infermieri e ricercatori si occupano con coraggio del coronavirus, noi qualcosa dovremo pur fare per sopravvivere. Per esempio consultare i dati. [ … ] il Coronavirus è una forma influenzale che può diventare polmonite nel 20 per cento dei casi,ma l’Italia non si ferma. [… ] la principale causa di morte in assoluto sono le malattie del sistema cardiocircolatorio: 638 persone ogni giorno. Abbiamo controllato colesterolo o trigliceridi? Cambiato dieta? La seconda i tumori (483 al giorno): fatto la prevenzione? O una donazione a qualche centro di ricerca? Più di 10 persone muoiono ogni giorno in incidenti stradali: qualcuno per caso vuole fermare la circolazione ? I dati sono implacabili, ma gli avverbi sono più insidiosi: se dico “già 100 casi di coronavirus” sto dicendo che il virus è più veloce del previsto; se dico “ solo 100 casi ”sto dicendo il contrario. L’ansia non nasce dai numeri ma dagli avverbi”. Due giorni prima, il 26 febbraio – sempre su Repubblica scrive “ Terapia antipanico 3: come si calcola la mortalità del coronavirus ” in cui calcolando decessi e percentuali chiude il suo articolo con un virgolettato di Alessandro Vespignani – professore di informatica e fisica alla Northeastern University di Boston -che dice: il Covid “Avrà sicuramente un impatto sul sistema sanitario, ma comparabile a una pessima stagione influenzale o poco più” aggiungendo poi: “Come terapia antipanico oltre a lavarci le mani ogni giorno, dovremmo ricordarci di ripassare le tabelline.”
Bene, loro decideranno il vero dal falso.

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