Una svista del governo nella stesura del Decreto riguardante la sospensione dei mutui potrebbe avere pesanti ripercussioni.

Il comma 2 dell’art. 54 del DL 18 2020 presenta un paradosso. Il governo è infatti intervenuto colmando una lacuna sulla precedente norma relativa alle modalità di calcolo degli interessi a carico del mutuatario in caso di sospensione. Ma la soluzione trovata pare paradossale.

Il comma 2 afferma che il fondo “provvede al pagamento degli interessi compensativi della misura pari al 50% degli interessi maturati sul debito durante il periodo di sospensione” lasciando il rimanente 50% in capo al mutuatario. Ma non è finita qui, perché la formula inserita nel decreto è come evidenziato da Andrea Augello, ”ambigua” : ”Indubbio che il termine debito includa tanto la sorte capitale quanto gli interessi delle rate oggetto della sospensione, il che rischia di autorizzare un calcolo degli interessi sugli interessi, quindi un caso di anatocismo”. Il problema è che l’articolo 1283 del codice civile vieta l’anatocismo, tranne in tre eccezioni. Il decreto potrebbe essere quindi interpretato come la quarta.

Aggiungo che “non è facile immaginare una spiegazione alternativa ad una integrazione del codice civile nel momento in cui si scelgono le parole debito residuo, che è tecnicamente un debito indistinto, quando il termine corretto sarebbe semmai stato “sorte capitale residua”.

A questo punto la speranza è che il comma citato possa venir modificato affinché si disattivino le insidie spiegate.  Se il mutuo è a tasso fisso non ci sono problemi – ha concluso Giorgianni – ma una sospensione sui mutui a tasso variabile alla vigilia di un prevedibile rialzo dei tassi dei titoli di stato e, a seguire, dei tassi delle banche, rischia di rappresentare un boomerang per i mutuatari. Da questo punto di vista sarebbe una logica assicurazione sociale considerare nel decreto invariabili i tassi variabili vigenti durante il periodo della sospensione’.

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