Ed è così che il giglio magico entra a far parte della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche. Tra i componenti anche Francesco Bonifazi.

 

Ammetto serenamente, che da quando mi occupo di questa brutta vicenda di risparmi azzerati, cittadini truffati, controlli mancati e politica di malaffare, ho più volte dovuto constatare che la realtà ha superato la fantasia (ma qui sarebbe più corretto dire, gli incubi peggiori).

In poco tempo siamo riusciti a scoperchiare un sistema che definire corrotto è davvero poco.

Dell’azzeramento dei 500mila (siamo arrivati a questo numero, sì!) risparmiatori ormai sapete quasi tutto, come forse di quanti soldi lo Stato ha dovuto (leggi voluto) sottrarre a destinazioni ben più opportune per salvataggi, non si sa di chi o di cosa, visto che poi azionisti ed obbligazionisti sono stati comunque azzerati e già un terzo dei dipendenti di queste banche sono a casa.

Ma al peggio non c’è davvero mai fine.

Ed è così che nella fasulla commissione d’inchiesta, già partita sotto i peggiori auspici, c’è un’altro aspetto inquietante, un fatto che ancora  in troppi ignorano, ma che la dice lunga sull’incredibile sfacciataggine di questa compagine politica.

La brutta e irrisolta storia della 4 banche andate in risoluzione grida ancora vendetta, e mentre il sistema bancario va a rotoli continuando a distruggere intere famiglie, il Pd arruola in commissione i fedelissimi di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi.

Nella lista dei devoti, noti per gli stretti legami con l’ex premier spicca un nome illustre: il tesoriere Pd Francesco Bonifazi.

Bonifazi  è innegabilmente molto vicino alla famiglia Boschi, stretto amico di Maria Elena Boschi e, addirittura,  socio in affari del fratello, Emanuele Boschi, figlio dell’ex vicepresidente di Banca Etruria, Pierluigi Boschi. Con lui infatti è socio da quando Boschi Junior è entrato, qualche anno fa, tra i partner dello studio legale e tributario fondato appunto da Bonifazi.

Un pò come mettere un socio di Callisto Tanzi nella Commissione Parmalat!

Tanto valeva, a questo punto, metterci direttamente Maria Elena Boschi, o meglio ancora il padre, Pierluigi Boschi, vicepresidente di Banca Etruria, entrato e uscito dall’inchiesta, ma di sicuro multato da Consob per accertate violazioni commesse nell’istituto popolare.

Un’ottima garanzia per non scoprire le carte in una commissione che avrebbe dovuto indagare anche sui motivi del default di Banca Etruria, oltre che sulla questione Boschi-Ghizzoni, tirata fuori da De Bortoli.

Verrebbe proprio da pensare che ci siano altri segreti da nascondere dietro quella ormai nota e torbida mescolanza  tra banche e politica, che ha caratterizzato gran parte del sistema bancario.

E stanotte, per evidenziare tutta l’arroganza e la sfacciataggine di questa classe dirigente c’è chi ha voluto porre l’attenzione sull’ennesimo ed insopportabile conflitto d’interesse che caratterizza, per l’ennesima volta, l’affaire Banca Etruria. Sono stati infatti appesi, sulla facciata dello studio fiorentino di Bonifazi, due striscioni che gridano tutta la rabbia di un popolo che si sente violentato, vessato e anche sbeffeggiato da una classe politica assai più affezionata al potere e al proprio interesse personale piuttosto che al senso di Stato. Quanti altri soprusi un popolo intero dovrà sopportare a beneficio di una “famiglia”?

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