Domani mattina (mercoledì 11 aprile 2018) i risparmiatori coinbolti dal crac di Banca Etruria protesteranno di fronte il Palazzo di Giustizia di Firenze, dove giorni fa è stato rinviato ad un anno il processo d’appello di Banca Etruria relativo al filone sull’ostacolo alla vigilanza. Che fosse un processo dove non si volesse garantire oggettività e trasparenza ce ne eravamo accorti agli albori di questo processo, quando durante l’udienza preliminare nel processo a carico degli ex amministratori di Banca Etruria i giornalisti furono tenuti a distanza, tanto che si scomodò persino il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Toscana, Carlo Bartoli,  che con una nota stigmatizzò la scelta di impedire all’informazione di svolgere il proprio dovere in una vicenda così rilevante. Nessuna meraviglia quindi sul proseguo di un processo che si caratterizza sempre più come una facciata, un’operazione estetica necessaria, ma che di fatto, non porterà nessuno a scontare la pena. Il rinvio di un anno al nuovo procedimento avrebbe dovuto prendere il via in seguito al ricorso presentato dalla Procura di Arezzo contro la prima sentenza di assoluzione dei tre imputati, è la prova evidente che alla fine nessuno prenderà la responsabilità di ciò che è accaduto in queste banche. Nè gli organi di Vigilanza, assolti dalla Commissione d’inchiesta sulle Banche nonostante le evidenti inadempienze e neppure gli amministratori di questi istituti.

Ovvio che si punti alla prescrizione del reato, tutto questo è inaccettabile, un’offesa ai risparmiatori, ma in generale a tutti i cittadini; domani i risparmiatori coinvolti dal crac di Banca Etruria saranno davanti al Palazzo di Giustizia di Firenze per protestare contro la decisione di questi giudici, e contro una giustizia lenta ma soprattutto inefficiente.

 

Condividi: